Il “merito” non parte dalla stessa linea di partenza

Il merito è spesso presentato come il criterio più giusto per distribuire opportunità: chi studia di più, si impegna di più o possiede maggiori capacità dovrebbe avere maggiori possibilità di affermarsi. Ma questa idea presuppone che le persone abbiano  opportunità comparabili per sviluppare quelle capacità e trasformarle in risultati. Ma è un presupposto veritiero? Uno studio pubblicato nel 2025 su "Frontiers in Sociology" mostra quanto questa condizione sia lontana dalla realtà italiana.

La ricerca, condotta da Davide Bussi, Carlotta Piazzoni, Marta G. Pancheva e Mario Lucchini, analizza il rapporto tra classe sociale di origine, istruzione e ingresso nel mercato del lavoro in Italia. Lo studio confronta persone provenienti da differenti classi sociali, considerando anche generazione, genere e area geografica. Il risultato principale è chiaro: la famiglia nella quale si nasce continua a influenzare concretamente il modo e il momento in cui si entra nel mondo del lavoro.

Il dato più interessante riguarda  l’istruzione. In teoria, una società nella quale l’accesso all’istruzione è più ampio dovrebbe consentire alle persone di emanciparsi dalla propria origine sociale: due persone con lo stesso livello di istruzione dovrebbero avere opportunità simili. Lo studio mostra invece che l’istruzione riduce solo in parte le differenze legate alla classe di origine. 

Chi proviene da famiglie economicamente e socialmente più forti può, per esempio, permettersi di studiare più a lungo senza dover cercare immediatamente un reddito. Inoltre, può contare sul sostegno economico della famiglia, sulle sue conoscenze, a volte sulla possibilità di entrare direttamente nell’attività professionale dei genitori. Al contrario, chi proviene da famiglie più svantaggiate può essere spinto a entrare prima nel mercato del lavoro.

È significativo che gli uomini provenienti dalle classi sociali più basse entrino mediamente nel mercato del lavoro prima di quelli provenienti dalle classi più alte: la mediana è intorno ai 19-20 anni per alcune categorie operaie e arriva a 22-23 anni per i figli di professionisti, dirigenti e imprenditori. Questo non significa che i primi siano più “meritevoli” o che i secondi siano meno capaci. Significa soprattutto che le condizioni di partenza modificano le possibilità concrete di scelta.

E allora, per evitare la riproduzione delle disuguaglianze, il merito non deve essere considerato semplicisticamente  una caratteristica che una persona porta con sé indipendentemente dal proprio ambiente. Le capacità, i titoli di studio, il modo di presentarsi, le competenze linguistiche e culturali, la possibilità di fare esperienze non retribuite o di aspettare l’occasione giusta sono soprattutto il risultato delle risorse economiche e delle reti sociali familiari.

Il "merito" diventa un criterio utile e legittimo per valutare competenze e risultati solo quando si supera la semplificazione secondo cui i risultati individuali sarebbero prodotti esclusivamente dall’individuo e quando si valutano le influenze familiari e sociali che hanno costruito il curriculum di una persona insieme ai suoi sforzi e talenti personali.

Il punto non è sostenere che ogni successo delle persone appartenenti alle classi più alte sia immeritato, né che ogni difficoltà di chi proviene da classi popolari dipenda dalla discriminazione. Ma lo studio dimostra che l’origine sociale continua a produrre differenze nelle traiettorie lavorative - differenze che non vengono cancellate dall’istruzione e che sono rimaste sostanzialmente stabili tra le diverse generazioni, con effetti discriminatori ancora più marcati tra le donne.

Il rischio, allora, è che il linguaggio del merito finisca per descrivere come risultato individuale ciò che è in buona parte il risultato di una posizione sociale. In questo senso, invocare il merito senza interrogarsi sulle condizioni di partenza può produrre un effetto paradossale: presentare come meritocratico un sistema nel quale i vantaggi sociali tendono a essere trasmessi da una generazione all’altra.

Fonte

The influence of social class of origin on labor market entry and the mediating role of education in Italy

https://www.frontiersin.org/journals/sociology/articles/10.3389/fsoc.2025.1585459/full