Spezzare il monismo nelle Piccole Medie Imprese europee

Spezzare il monismo nelle Piccole Medie Imprese europee

Uno dei settori in cui la diversità e l'inclusione stanno iniziando a fare davvero la differenza nelle piccole e medie imprese europee è proprio quello della gestione dei team e della distribuzione delle opportunità, e la verità è che questo cambiamento non si limita alla carta. La maggior parte delle aziende applica ancora solo una parte delle linee guida o delle raccomandazioni esistenti, e nella pratica questo è evidente: chi ha voce in capitolo, chi ha accesso alle opportunità e chi si sente veramente incluso dipende spesso dalla misura in cui le pratiche sono state adattate alla realtà di ciascun team.

 

L'errore più comune continua ad essere quello di ritenere che trattare tutti allo stesso modo sia giusto, ma l'esperienza dimostra che questa logica, sebbene apparentemente semplice, può rafforzare le disuguaglianze. Ignorare le differenze tra le persone, intenzionalmente o meno, crea svantaggi che si accumulano nel tempo e influenzano sia le prestazioni che l'ambiente di lavoro.

 

Per questo motivo, l'Università di Barcellona propone una chiara distinzione tra monismo e pluralismo. Il monismo si basa sull'idea che esista un unico modo corretto di fare le cose e che tutti debbano passare attraverso lo stesso imbuto, apparentemente uguale ma che in realtà genera disuguaglianza. Il pluralismo, al contrario, parte dal presupposto che ogni situazione è diversa e che le misure devono rispondere a esigenze specifiche; applicarlo significa adeguare le risorse dove sono realmente necessarie per raggiungere un'effettiva uguaglianza, trattando in modo diverso chi è diverso. Un semplice esempio illustra l'idea: dividere un bagno pubblico 50/50 tra uomini e donne può sembrare equo, ma se ci sono sei orinatoi e solo quattro cabine, le code saranno disuguali; distribuire le risorse in base alle necessità è, in definitiva, uguaglianza effettiva.

 

Applicare questa logica all'interno di un'azienda significa osservare come funzionano i processi, individuare gli ostacoli che impediscono ad alcune persone di accedere alle opportunità e adattare le pratiche al contesto. Non esiste una formula unica, ma quando è ben adattata, gli effetti si percepiscono rapidamente: l'organizzazione acquista coesione, i team collaborano meglio e le persone partecipano con un più forte senso di appartenenza. 

 

A livello europeo, molte aziende dichiarano di promuovere la parità di genere e altre forme di diversità, ma solo circa il 7% delle PMI è riuscito a rendere queste pratiche tangibili nella vita quotidiana, secondo l'EY European DEI Index 2024. Ciò dimostra che la vera differenza la fanno le decisioni quotidiane.

 

Inoltre, al di là della regolamentazione, la diversità genera vantaggi tangibili e percepibili. Una gestione inclusiva di determinati gruppi, come le persone con disabilità, se applicata in modo coerente, è associata a un aumento delle prestazioni e della produttività. Contribuisce anche ad attrarre e trattenere i talenti: un numero crescente di lavoratori apprezza i principi e gli obiettivi dell'azienda quando deve fare delle scelte. Allo stesso tempo, la diversità porta all'innovazione e prepara meglio le organizzazioni a cambiamenti imprevisti, e i vantaggi non sono solo quantitativi: l'impegno, l'identificazione con gli obiettivi dell'azienda e la responsabilità condivisa vengono rafforzati, e le persone vogliono continuare a far parte del progetto non perché sono obbligate, ma perché si sentono sinceramente incluse.